Scrivere è

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Scrivere è seguire un flusso di pensieri che non si sa dove condurranno.

Ci si siede, si battono i tanti sulla tastiera, un tempo si prendeva in mano la penna e si apriva un quaderno, e la cosa straordinaria è che dove lo scritto ci porterà non lo sappiamo dire, né forse lo vogliamo o siamo in grado di stabilirlo.

È un’avventura che, quando inizia, non si sa dove porterà, oltre quali dei nostri limiti ci spingeremo, quali pensieri verranno fatti riaffiorare dalla nostra mente e che emozioni ci susciteranno.

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Che cosa scrivi? Non lo so.

Non lo so davvero, non rispondo così per fare la misteriosa. Quando si inizio a scrivere potrebbe venire fuori più o meno qualsiasi cosa.

È lasciarsi andare a sé stessi, oltre sé stessi, oltre i sé stessi che si conoscono e si comprendono. È percorrere una strada per la prima volta, ogni volta, e sorprendersi dei paesaggi, dei luoghi, della fatica o della facilità con cui viaggiamo. Ma viaggiamo e come osserviamo da un finestrino ciò che ci circonda, così scrivendo osserviamo sul monitor o sulla carta le lettere, le parole e le frasi che si compongono. Inaspettate, impreviste, stupefacenti. Possono essere belle o non belle, piacerci o meno, non è questo il punto. Scriviamo e si compie un piccolo miracolo, qualcosa che per me avviene solo in quei momenti, nemmeno in sogno, nemmeno nella fantasia, perché i sogni e le fantasie sono più astratti e meno concrete, mentre le parole sono, a loro modo, concrete, nel momento in cui hanno un significato e sono in grado di essere conservate nella forma che hanno assunto.

Scrivere contenuti per il web mi ha riavvicinato alla scrittura, mia antica passione, e mi ha sorpreso come anche parole non personali come quelle che si scrivono creando i testi di un sito o di un blog altrui, seguano le stesse non-regole e abbiamo lo stesso sorprendente potere, quello di stupire.

Forse accade quando amiamo una cosa, quando in parte ci è congeniale, ma sono certa che non sia solo questo. Quando ci piace fare qualcosa lo facciamo volentieri, a volte bene, altre meno, ci impegniamo e il nostro impegno non ci pesa. Ma quando scriviamo e riusciamo a vincere quella pigrizia iniziale, ad andare oltre le prime righe, spesso le prime parole, e ci lasciamo andare, pensando “dopo lo rileggo, dopo lo correggo”, ecco che in quel preciso momento inizia l’incanto e lo scritto prende vita. Non è solo qualcosa di piacevole, è qualcosa che nasce e vive di vita propria. Noi siamo solo il mezzo attraverso il quale questo processo si compie, così come forse gli artisti sono il mezzo attraverso cui l’arte si esprime. Mezzo che ha il merito di saper far fluire il messaggio attraverso di sé e più inconsapevolmente questo meccanismo avviene, meno il messaggio viene inficiato e compromesso dal ragionamento, dall’analisi, dalla critica. Lo si lascia andare e basta. Anche perché arrestarlo, una volta che ha iniziato il suo corso, è molto difficile, e anche perché siamo i primi a essere curiosi di come andrà a finire, come di fronte a un film che ci appassiona.

Quindi scrivo e aspetto; in fondo non sono io a decidere lo svolgimento e l’epilogo di questo scritto.

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